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Nuovo piano d’emergenza di Protezione Civile: «Si salvi chi può!»

Pochi giorni fa, il 3 ottobre, dall’Aula Magna del liceo Classico “A. Casardi” il nostro sindaco ha celebrato ufficialmente la commemorazione del secondo anniversario del disastro che nel 2011 si abbatté sulla nostra comunità, portando con sé morte, distruzione e segnando in modo definitivo non solo la vita delle giovani vittime e delle famiglie rimaste senza casa, ma di tutta la cittadinanza che si scopriva atterrita ed impreparata ad un simile evento». A scrivere è il consigliere comunale Patrizia Corvasce, portavoce del Movimento 5 Stelle di Barletta.

«Come spesso avviene in Italia, a posteriori, si parla di gravissima sciagura e di disastro evitabile; tutti fanno a gara nel mostrarsi segnati e sdegnati per l’accaduto,

unitamente sembra partire un’ulteriore gara tra chi ” mette in campo” le proposte migliori affinchè in futuro “ciò non accada più”. Il nostro sindaco, stando a quanto è emerso, ha voluto celebrare tale commemorazione proprio in una scuola, poiché educando i giovani si può attuare una efficace forma di prevenzione. Tutto vero, tutto giusto! Come sempre, però, c’è qualcosa che non torna, che sembra “suonare a vuoto”. Infatti, l’intento di voler educare bene i giovani per il futuro, appare contraddittorio rispetto a comportamenti ben radicati nelle Istituzioni, impermeabili a qualsiasi presa di coscienza e che si concretizzano solo in discorsi di circostanza carichi di retorica e buoni propositi.

Il Movimento 5 Stelle Barletta, coerentemente con quanto proposto nel suo programma elettorale per le elezioni amministrative 2013, si era attivato da subito, prima ancora di poter contare su un consigliere comunale, per monitorare e verificare il meccanismo di emergenza e Protezione Civile che dovrebbe prevenire o rimediare le conseguenze delle le calamità che potrebbero abbattersi sulla nostra comunità. In occasione dell’intervento di Beppe Grillo, il 14 maggio 2012, il Movimento 5 stelle aveva evidenziato, solitario, alcune carenze della nostra amministrazione comunale sui temi della sicurezza in tutti gli ambiti che possono coinvolgere una comunità. In tali circostanze è stato rilevato che la nostra città, nonostante la sua importanza e le sue dimensioni, non era dotata, conformemente alle previsioni legislative, di un piano d’emergenza per le calamità in grado di tutelare realmente i cittadini in caso di bisogno. Da ben 16 anni era in programma la realizzazione di questo piano d’emergenza e da molti mesi ormai era in cantiere, senza che però si vedesse ancora all’orizzonte una concreta conclusione di questa “Odissea”. Sembrava che semplicemente fosse stato messo in soffitta, contando sulla scarsa attenzione che si era dimostrata per questo argomento, fino a quando il Movimento non ha riacceso i riflettori sullo stesso e, tra il 9 ed il 16 maggio, è stato approvato e pubblicato, anche per la nostra Città (casualmente ?) dal Commissario Straordinario, nell’ espletamento delle funzioni di Consiglio e di Giunta, il Piano di Protezione Civile. Il piano era stato approvato, dunque, tutto è bene quel che finisce bene, penserà il lettore, ma non è così!

Questo piano può garantire veramente un’adeguata capacità di risposta in caso di necessità? Si sa, approvare qualcosa non implica che ciò che è stato approvato sia realmente adeguato alle esigenze reali; più spesso ci si limita a mettere una “toppa” di comodo che colmi, almeno sulla carta, le lacune e le aspettative imposte dalle leggi. Il gruppo di lavoro del Movimento 5 Stelle che si è occupato della questione, quando ha terminato lo studio e l’analisi del piano d’emergenza, ha presentato una serie di quesiti che sono stati inseriti dal consigliere in una interrogazione/mozione (la copia è riportata in allegato) presentata, in data 8 agosto 2013, alla presidenza del Consiglio Comunale. Tale interrgazione/mozione mirava ad ottenere, ponendo una serie di quesiti precisi e circostanziati, risposte costituite da dati tecnici certi. Pervenutaci la risposta in forma scritta, così come da noi richiesto, è emerso, a seguito di una attenta analisi dei contenuti, che vi erano delle discordanze palesi tra i quesiti posti e le risposte forniteci. Venivano infatti riportati dati non richiesti e omesse risposte dovute. Cosi ad esempio, alla richiesta di quanti operatori della polizia municipale siano realmente formati con corsi di Protezione Civile e quali siano stati i corsi di formazione a cui hanno partecipato, ci è giunta risposta che “sono stati effettuati diversificati momenti formativi” (quanti, quali e diversificati per quale motivo non è stato specificato…). Tutt’ora non sappiamo quanti agenti sono realmente preparati e, per quali mansioni, come operatori di protezione civile. Alla richiesta di quali esercitazioni e con quale cadenza debbono essere predisposte, hanno genericamente risposto che parteciperanno ad esercitazioni ma non si sa quando e dove e, soprattutt,o organizzate da chi. Per i criteri di acquisto delle dotazioni tecniche specifiche che dovrebbero integrare le disponibilità del comando della Polizia Municipale, è stato riferito che si sta procedendo ad acquistare una tenda pneumatica, due idrovore, due motogeneratori, ecc… viene però da chiedersi, con quale criterio si è deciso di acquistare delle apparecchiature che hanno bisogno di essere trasportare su idonei mezzi se prima non si è proceduto a procurarsi tali mezzi? Venendo, poi, ai contributi in termini di risorse umane e materiali che, in caso di emergenza, dovrebbero pervenire dalle molteplici associazioni e da soggetti diversi dalla Polizia Municipale, si è andato a scoperchiare un vero ginepraio. Ci hanno risposto rimandando alla lista di risorse umane e materiali inserite nel 7° capitolo del piano d’emergenza, lista che però non rispecchia assolutamente la situazione attuale sovrastimando in molti casi le reali disponibilità. Inoltre, nella parte propositiva dell’atto da noi presentato, veniva richiesto che fosse assicurata dalle autorità comunali competenti una effettiva valutazione della preparazione del personale volontario e dell’efficienza delle loro dotazioni; non ci è stata data alcuna risposta in merito. Così come è stata elusa la domanda relativa ai costi ed ai tempi necessari per utilizzare mezzi e materiali messi a disposizione da soggetti diversi da quelli comunali.

Altro capitolo risibile è stato quello che ha riguardato le dotazioni di dispositivi di protezione individuale di cui dovrebbero disporre gli operatori della polizia municipale qualora operino come protezione civile; si era chiesto su quali e quanti dispositivi di protezione questi potevano contare, ci hanno risposto che dispongono di un “cospicuo numero di stivali” (senz’altro è noto a tutti che la calamità più frequente che si verifica nella nostra Città è rappresentata dagli allagamenti che interessano gran parte della stessa dopo appena mezz’ora di pioggia!, ma, purtroppo, si è assistito nel recentissimo passato a vere e proprie tragedie che ci hanno colti “del tutto impreparati”!), e “tutti gli addetti hanno idoneo vestiario per fronteggiare le intemperie durante il servizio”… e menomale che avevamo riportato, tra parentesi, nell’interrogazione a quali tipologie di indumenti protettivi facevamo riferimento (era specificato: “caschi, maschere protettive, guanti, ecc.”). Oltre agli esempi riportati e a quanto i lettori potranno direttamente apprezzare leggendo la nostra interrogazione e la relativa risposta, segnaliamo che nel piano sembrano essere state scelte soluzioni abbastanza improbabili per arginare le eventuali calamità a cui la nostra Città potrebbe andare incontro ( quali ad es. terremoti…), infatti ( per riportare un esempio) i punti di ammassamento dei soccorsi e di raccolta per i cittadini sono stati individuati in luoghi non immediatamente accessibili o agevolmente raggiungibili, come il pattinodromo e i giardini di Villa Bonelli, notoriamente chiusi al pubblico e delimitate da alte recinzioni. Si rileva, inoltre, la cronica mancanza di figure, sia professionali che volontarie e qualificate per intervenire e, soprattutto, coordinare, i soccorritori; mancano ad esempio operatori come i “disaster manager”, inoltre, non viene, allo stato attuale, garantito un adeguato ed aggiornato coordinamento sia funzionale che addestrativo tra le tante associazioni di volontariato che più o meno concretamente operano a livello locale nel settore della Protezione Civile. Ciò va ad unirsi ad altre situazioni “precarie” (una per tutte è costituita da quello stabile puntellato che si affaccia su largo San Nicola, dove ogni giorno di svolge il mercato, e la cui stabilità non promette nulla di buono!) che rischiano nell’indifferenza generale di trasformarsi in nuove tragedie.

Insomma, nelle more di una reale presa di coscienza delle Istituzioni sull’inefficacia di questo tanto e a lungo atteso” nuovo piano d’emergenza” non rimane che affidarci alla protezione… dei Santi Patroni».